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SCANDICCI ESTATE 2010          OPEN CITY

 

Mercoledì 7 luglio 2010 alle ore 21,30 -

in Piazza Matteotti a Scandicci  (FI)    III° edizione  de

 

IL CAPPELLO DI ALTAMANTE                     

PROGRAMMA

Organizzata da Scandicci Cultura, istituzione del comune omonimo, e dal Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane,  si terrà in piazza Matteotti a Scandicci alle ore 21,30, la III edizione della rassegna di poesia estemporanea dedicata ad una delle figure storiche della cultura dell’oralità: IL CAPPELLO DI ALTAMANTE, per ricordare nel terzo anniversario della scomparsa il poeta improvvisatore che aveva fatto di Scandicci la sua patria.

         La serata è dedicata ai poeti improvvisatori in ottava rima che si esibiranno con i giovani rappers metropolitani in concerto:

 

                          IL GENERALE (Stefano Bettini)

                        

che ci farà conoscere i gruppi di rappers emergenti  

                LA PRIMIERA e   IN VINO METRICAS,

bande giovanili che stanno affrontando nuovi percorsi sulla strada del canto di improvvisazione.                                                                              Conduce la serata ALESSANDRO BENCISTA' Presidente del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane

 

In occasione della III edizione della rassegna verrà presentato il  CD ALTAMANTE LOGLI DA SCANDICCI, un album a cura di Alessandro Bencistà, che raccoglie i contrasti in ottava rima pubblicati all’epoca del sodalizio con Ceccherini e Piccardi: quattro microsolco della SONIC di Carlo Dalla che per l’occasione ci ha concesso di rimasterizzare le rare registrazioni risalenti agli anni 60-70.

                   Carlo Dalla - SONIC Fire nze                                                Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane            

               

ALTAMANTE  LOGLI     DA  SCANDICCI

Contrasti in ottava rima dei poeti estemporanei Altamante Logli - Gino Ceccherini - Elio Piccardi - Giacinto Bargiacchi :  1) LA CRISI DELLA BENZINA  2) LA DONNA E GLI ALLEATI  3) GIOVANOTTO E AMMOGLIATO  4) IL GRANDE APPELLO                             

Altamante Logli era una delle memorie storiche della poesia estemporanea in ottava rima, fra le più antiche espressioni della tradizione popolare toscana. Attivo da oltre mezzo secolo, Altamante ha cantato insieme ai più noti rappresentanti della Toscana, del Lazio e dell'Abruzzo, fra questi Gino Ceccherini ed Elio Piccardi che lo faranno conoscere al grande pubblico in occasione di importanti feste e raduni, poi l’aretino Edilio Romanelli, il pisano Vasco Cai. Non c’era angolo della Toscana in cui Altamante non avesse improvvisato i suoi contrasti.                                                     Nato a Luicciana, nel comune di Cantagallo nel 1921, fin da bambino, come tutti gli abitanti della montagna, frequenta più i campi che la scuola; poi lo troviamo ancora giovanissimo emigrato a Scandicci, presso Firenze, ad esercitare il mestiere di boscaiolo, fino allo scoppio della guerra, a cui partecipa come soldato di leva. La sua attività poetica è incominciata assai presto, per passione; poi si farà conoscere nell'ambiente fiorentino allora dominato da grandi figure di bernescanti come Gino Ceccherini, Elio Piccardi, Mario Andreini, Edilio Romanelli. Con Ceccherini e Piccardi, che Altamante considerava come suoi maestri, comincerà a frequentare il grande pubblico popolare come “il poetino”; correvano gli anni ’60 ed il contrasto in ottava rima riscuoteva un discreto successo come spettacolo di piazza; in questo periodo furono pubblicati anche molti microsolco che servirono a far conoscere il contrasto poetico al di fuori della piazza, dalle feste calendariali a quelle dell’Unità. Dopo la scomparsa dei vecchi “maestri”, i suoi colleghi di poesia saranno Florio Londi di Carmignano, Nello Landi di Pisa (erano chiamati le tre L), poi Natale Masi ed ultimamente Realdo Tonti.  Vogliamo segnalare che insieme a Londi, Landi e Romanelli Altamante è stato fra i primi a tenere a battesimo il giovane Roberto Benigni, quando il grande comico era agli inizi della sua fortunata carriera d'artista.                                                                                      Il Comune di Scandicci, insieme al Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane, dal luglio del 2008 organizza in memoria del suo poeta la rassegna che è stata chiamate IL CAPPELLO DI ALTAMANTE, dal cappello fiorito dei “maggerini” simbolo del Calendimaggio cui Altamante ha partecipato più volte in diversi centri della Toscana. Ed è il cappello variopinto, opera unica in ceramica dell’artista Paolo Staccioli, che sarà consegnato per la terza volta ad uno dei più significativi protagonisti della poesia estemporanea, sempre presenti alla manifestazione.  Quest’anno siamo arrivati alla terza edizione che, pur essendo fra le manifestazioni più giovani organizzate sulla poesia estemporanea, tuttavia si avvia a diventare uno degli incontri più attesi e partecipati, con l’adesione di gruppi giovanili che si ricollegano alla tradizione del canto improvvisato: fra questi IL GENERALE (Stefano Bettini) che ci farà conoscere i gruppi di rappers emergenti  LA PRIMIERA e IN VINO METRICAS, bande giovanili che stanno affrontando nuovi percorsi sulla strada del canto di improvvisazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   venerdì 21 maggio alle ore 18

Alla LIBRERIA DE' SERVI  Via de' Servi 52-54 r  Firenze

Presentazione del

NUOVO VOCABOLARIO DEL VERNACOLO FIORENTINO

 (III Edizione, rilegata in tela con titoli in oro)

di Alessandro Bencistà

 

Per tutto il mese di maggio il volume sarà in offerta

a    €.    27,00       invece di  €. 39,00  

 

  A otto anni dalla prima uscita (2001) esce in formato lusso ed accresciuta di circa mille voci questa nuova edizione del vocabolario, che documenta, lungo un arco di circa sette secoli, la parlata fiorentina ancora viva nell’area geografica della città e della provincia. Quasi tutte le voci sono documentate  con esempi tratti da autori o da fonti di natura diversa, appartenenti alla stessa area. La nostra presunzione è dimostrare che il vernacolo fiorentino non è una lingua scomparsa, ma c’è ancora una grande parte della popolazione che lo parla, scrittori e drammaturghi che lo utilizzano nelle loro opere,  poeti che lo cantano, attori che lo recitano.

  Nell’epoca della globalizzazione imperante (senza per questo rinunciare alla conoscenza dei nuovi linguaggi mediatici come l’uso dei segni e delle abbreviazioni negli SMS scambiati con i telefonini) noi continuiamo ancora a frequentare le botteghe tradizionali, i mercati ambulanti, i poeti in ottava rima, il teatro dilettante della periferie, imparando sempre qualcosa di nuovo. Insegnando anche, quando ci capita l’occasione (cioè sempre), la parlata dei nostri avi, specialmente nella scuola, dove i giovani conoscono le più moderne espressioni dei vari social network come you tube e face book, ma ignorano cosa siano il bacìo e il roventino, non parliamo poi della martinicca e dell’abburatto; tuttavia abbiamo tenuto conto anche del loro linguaggio, comprese le recenti voci del gergo contemporaneo documentate in qualche foglietto vagante fra i banchi, magari strappato con un finto atto di forza dalle mani dei nostri  recalcitranti allievi. Non siamo i primi né saremo gli ultimi a lamentare la rarefazione della parlata avita, già Giovanni Pascoli, all’inizio del secolo scorso, si era già accorto di questa mutazione, quando scriveva nell’introduzione ad una sua antologia per le scuole secondarie inferiori: “E intanto la scuola, se anche non vuole insegnare quelle parole proprie e miracolose, non s’ingegni almeno di farle dimenticare”.

 

 

 

 martedì 18 maggio alle ore 18

Alla LIBRERIA CHIARI  P.zza Salvemini 18  Firenze

Presentazione del libro

 

di Giulio Svetoni

IL GASTIGAMATTI

a cura

di Alessandro Bencistà

 

Collana  COMMEDIA FIORENTINA n. 28

 

Verranno presentati i maggiori autori di teatro in vernacolo fiorentino

presenti nella collana

Questo autore, non molto considerato dalla stampa e dagli storici del teatro in vernacolo, ha scritto quel piccolo capolavoro ispirato alla Bisbetica domata di Shakespeare che è Il Gastigamatti, una deliziosa commedia che ancora oggi si può inserire fra le più amate e rappresentate dalle compagnie amatoriali toscane. Rappresentata per la prima volta  al Teatro Argentina di Roma nel maggio del 1925 dalla Compagnia di Garibalda Niccòli, fu replicata per 14 sere consecutive. Nel presentarlo all’inizio del terzo anno delle pubblicazioni (gennaio 1929) la redazione della rivista La commedia fiorentina scrive: “Con la pubblicazione de Il Gastigamatti, che è a giudizio del pubblico e della critica la commedia fiorentina comica più bella, più completa, più divertente che sia stata scritta per il Teatro fiorentino dopo la mirabile Acqua cheta del compianto Augusto Novelli, si apre bene questo nuovo periodo  di vita della Commedia Fiorentina, la quale arricchita dai magnifici disegni di Piero Bernardini.

 

 

 

   
   
 

 

                     L'OTTAVA CONTINUA     contrasti dilettevoli e varie storie in rima fra cavalieri e senatori, padani e romani, socere e generi ecc. ecc. in lingua volgare fiorentina...                                                                                                          FIRENZE LIBRI S.R.L.  2010

             Il muricciòlo                                                Raccolta di cose fiorentine e toscane

Collana diretta da Alessandro Bencistà

 

 

 

 

I PECCATI DEI FIORENTINI

E L'ALLUVIONE DEL 1333

 

Una lettura scenica del sirventese

di Antonio Pucci

 

"Novello sermintese lacrimando"

Opera giovanile del cantastorie fiorentino, nonché testimonianza diretta sulla grande inondazione di Firenze del 1333, la prima di una serie pervenuta ad intervalli quasi regolari fino ai giorni nostri

 

Da: A.Pucci, L'ALLUVIONE DELL'ARNO DEL 1333 e altre storie popolari del poeta campanaio (a cura di Alessandro Bencistà)

FirenzeLibri s.r.l. Reggello 2006

 

IL MURICCIòLO - COSE FIORENTINE E TOSCANE

Collana diretta da Alessandro Bencistà

 

  Contrasto in ottava rima fra il contadino delle Lavoriere e il sindaco di Campiglia Marittima

di Alessandro Bencistà

Contro la cementificazione della Val di Cornia e la politica di rapina del territorio ai danni del paesaggio e dell'agricoltura.
Il contadino oppone le sue sacrosante ragioni in difesa dell'agricoltura e del territorio davanti al sindaco di Campiglia Marittima che difende gli interessi della speculazione e della cementificazione..

 
 

 


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CICLO DI INCONTRI SUL TEATRO FIORENTINO

 

I teatri di Firenze e l'ambiente (città e campagna) dove si sviluppa e si diffonde il vernacolo fiorentino: l'origine della commedia e gli autori principali, dall'abate Zannoni ad Augusto Novelli e gli autori del primo Novecento (Paolieri, Carbocci, Vitali...).

Questo il programma di massima previsto negli incontri:

 

1) Il teatro fiorentino da "La mandragola" alle "ciane"

    dell'abate Zannoni.

2) Augusto Novelli creatore del teatro in vernacolo fiorentino.

3) Gli autori della rivista "La Commedia fiorentina".

4) Il teatro del secondo Novecento

 

Seguirà la presentazione dell'ultimo numero della collana COMMEDIA FIORENTINA diretta da A.Bencistà: Acqua purgativa di Venturino Camaiti - La vergine del Lippi di Augusto Novelli.

 

 

       


 


 

   


               
Mercoledì 15 luglio 2009

2° edizione

 

IL CAPPELLO DI ALTAMANTE

                       un incontro, un premio                          PROGRAMMA

         ore  18,00 -  Biblioteca Comunale, Via Roma 38a

Incontro con Marino e Sandro Severini del GANG sul rapporto tra tradizione popolare e contemporaneità artistica

         ore 21,00 - in Piazza Matteotti a Scandicci 

Proiezioni di filmati originali -                 

Introduzione musicale, Dal Nostro Canto con Monica e Andrea Fantacci - Improvvisazione poetica con Irene Marconi, Gabriele Ara, Gianni Ciolli, Enrico Rustici - Consegna del premio "Il Cappello di Altamante", opera dello scultore Paolo Staccioli -

Intervengono: Simone Gheri, Sindaco di Scandicci; Aldo Frangioni, Presidente di Scandicci Cultura, Realdo Tonti, vincitore edizione 2008 -  tributo ad Altamante Logli con Marino e Sandro Severini dei GANG in concerto:

       Conduce la serata ALESSANDRO BENCISTA' Presidente del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane

                  


Negli stessi anni iniziava a Ribolla la più import

PRESENTAZIONE DELLA SERATA

            Il cappello di Altamante, (FOTO 1)

 

Giunto quest’anno alla seconda edizione, IL CAPPELLO DI ALTAMANTE è una delle manifestazioni più giovani organizzate sulla poesia estemporanea; tuttavia si avvia a diventare uno degli incontri più attesi e partecipati. Il Comune di Scandicci ha recentemente stampato e diffuso gli atti della prima edizione 2008.

 (FOTO 2 Atti I edizione)

Oggi gli scritti e le pubblicazioni sulla cultura dell’ottava rima, accompagnano quasi sempre le manifestazioni più importanti che da anni si susseguono, in Toscana e non solo, per continuare una tradizione le cui origini si perdono nel buio della storia. Fino alla prima metà del Novecento la poesia d’improvvisazione, pur avendo un grande seguito popolare, non aveva suscitato grande interesse nell’ambiente della cultura ufficiale; cantastorie e poeti nel migliore dei casi procedevano da soli a conservare e diffondere le loro creazioni, di conseguenza i soli documenti che venivano diffusi e che in minima parte sono giunti fino a noi, erano dei poveri fogli volanti, fragili e stampati in carta di pessima qualità, qualche vecchia foto in bianco e nero, rari libretti curati dai pochi intellettuali che avevano un particolare interesse per il folklore, soprattutto il canto popolare; la poesia d’improvvisazione era rimasta al palo. Niccolò Tommaseo, cui dobbiamo la prima e più importante raccolta sui canti popolari toscani la ignora (però ci lascia tre belle e sensuali storie in ottava rima a cui lavorò assiduamente); Giosuè Carducci scriveva "Dio ci scampi dagli improvvisatori". Solo la fiorentina casa editrice Salani ed altre piccole tipografie (anche umbre, romane, lombarde) stampano il contrasto e i poemetti in ottava rima, ma bisognerà arrivare al secondo dopoguerra per avere una documentazione non solo scritta ma anche cantata, con la riproduzione del motivo musicale; fu con con l’introduzione del disco microsolco, agile e di facile uso; con questo formato il contrasto in ottava rima arriva ad una diffusione che ora possiamo chiamare di massa.

(FOTO 3 microsolco -

Questi vecchi dischi a 45 giri con i vecchi e nuovi contrasti in ottava rima, furono quasi tutti prodotti da alcune sigle commerciali: Sonic, Florentia, Smarty di Carlo Dalla, cantati e incisi da Ceccherini e Piccardi a Firenze, da Mario Andreini (che dopo incise in proprio) a Prato; di Altamante ne furono incisi quattro, che sono in corso di digitalizzazione.

 FOTO 4 audiocassetta).

 

Quando abbiamo cominciato la nostra ricerca nel campo della poesia in ottava rima, la cultura dell’oralità era stata indagata da pochi studiosi, appartenenti per lo più al mondo accademico, ma che avevano tuttavia lasciato un solco profondo, almeno per il metodo con cui si erano avvicinati alla poesia estemporanea, citiamo per tutti

 

 

 Diego Carpitella, cui dobbiamo una delle prime indagini approfondite sul territorio in provincia di Arezzo; il suo lavoro ancora oggi resta un punto di partenza per il cultore e lo studioso.La sua ricerca sulla cultura orale nelle campagne aretine (Musica contadina dell’aretino, oltre seicento documenti raccolti sul campo) è del 1965 e verrà pubblicata soltanto dodici anni più tardi

FOTO 5 disco Albatros

Anche la nostra ricerca sui poeti ambulanti in ottava rima partita nel 1981 (fu in quell’anno nostro alunno all’Ist. Alberghiero "Saffi" di Firenze il nipote di Gino Ceccherini) ha dovuto attendere fino al 1990 per vedere la luce. Questo era in passato l’interesse per la poesia estemporanea; la poca attenzione era soprattutto rivolta al canto e alla musica popolari grazie soprattutto al lavoro assiduo di alcuni pionieri che portarono la canzone popolare al Settimo Festival dei Due Mondi a Spoleto (21-29 giugno 1964) riuscendo a coinvolgere anche il colto pubblico dei teatri.

 (FOTO 5 Disco del sole Bella Ciao)

Prendiamo questo spettacolo, dal titolo BELLA CIAO come punto di partenza: l'allestimento, del Nuovo Canzoniere Italiano, consisteva in un programma di canzoni popolari a cura di Roberto Leydi e Filippo Crivelli; sul palco, e li vogliamo citare tutti, giovani studiosi e cantanti che diventeranno un mito del folklore italiano: Sandra Mantovani, Giovanna Daffini, Giovanna Marini, Maria Teresa Bulciolu, Caterina Bueno, Silvia Malagugini, Cati Mattea, Michele L. Straniero, il Gruppo Padano di Piàdena; il solo accompagnamento della chitarra di Gaspare De Lama.   

 (FOTO 6 Disco del Sole Ci ragiono e canto).

Altre date importanti: 16-17aprile del 1966, Teatro Carignano a Torino, lo spettacolo CI RAGIONO E CANTO, su materiale raccolto e curato da Cesare Bermani e Franco Coggiola con la regia di Dario Fo.

Fu allora che eccezionalmente, anche la televisione incominciò ad interessarsi (in modo assai approssimativo) del folklore, nel 1974 volle anche presentare un misero e contestatissimo esperimento di folk a Canzonissima (su cui è bene sorvolare).Andò meglio nel 1975, quando sull’onda del successo che in quelli anni riscuoteva la musica folk per merito dei grandi interpreti citati sopra di cui sopra, Rai 1 e Rai 2 mandarono in onda quasi contemporaneamente ben due trasmissioni dedicate al folklore italiano (Dalle parti nostre e Italia bella mostrati gentile). Fu l’ultima volta che il grande folklore fece una comparsa in televisione; da allora un colpevole e ingiustificato silenzio (diciamoo così perché il canone lo paghiamo tutti noi, soprattutto in Toscana, dove c’è la più alta percentuale di abbonati Rai).

Ma il folklore vero (noi ci vogliamo attenere soltanto al contrasto in ottava rima) lo si ritrovava nelle piazze e nelle feste popolari, da quelle religiose e/o calendariali, alle feste dell’Unità. È in occasione di queste feste (a Greve, a Figline, a Firenze) che abbiamo ascoltato Altamante in gioventù, quando era il "poetino", terzo uomo della coppia Ceccherini-Piccardi, quasi preistoria.

(FOTO 7, Ceccherini, Piccardi e Altamante a una Una festa dell’Unità a Scandicci)

Dal Ceccherini, Altamante ha ripreso quella maniera brillante di dialogare col pubblico, raccontare storie e barzellette, sempre prediligendo quella vis comica (ereditata da Berni che ha dato il nome di bernescanti ai poeti improvvisatori) con la quale riusciva ad ottenere il consenso e gli applausi della platea.

Dopo la scomparsa di Ceccherini, Piccardi e Andreini il vuoto fu riempito da altri grandi poeti improvvisatori come Edilio Romanelli di Arezzo, Vasco Cai di Pisa, e poi i più giovani che fra la seconda metà degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 diventano i protagonisti: Nello Landi, Florio Londi; naturalmente c’è anche Altamante che inizia con loro il sodalizio detto delle Tre elle.

Documentiamo questo periodo con un significativo incontro al cinema Calipso di Prato (1980), quando Florio e Altamante "propongono" Roberto Benigni, il cui nome è scritto in un manifestino in caratteri più piccoli (FOTO 9, Florio e Altamante con Benigni).

L’anno seguente resta ancora un documento con Roberto Benigni alla Festa dell’Unità di Vergaio, questa volta sono presenti, oltre Florio, anche Nello Landi ed Edilio Romanelli. Resta solo un vecchio foglio dattiloscritto che ci ha concesso Nello Landi per la pubblicazione del libro I BERNESCANTI).

Qualche anno dopo 1983, Benigni è già famoso, una bella ed affollatissima serata poetica a Carmignano, insieme a Roberto partecipano quasi tutti i poeti della valle dell’Arno: Florio, Altamante, Romanelli, Natale Masi, Realdo Tonti; anche questa volta abbiamo una documentazione sonora che ci ha fornito il Comune di Carmignano, un nastro abbastanza leggibile che abbiamo pubblicato del decennale della scomparsa di Florio, e alcune belle foto. (FOTO 10 Altamante e Benigni a Carmignano)

Fu soltanto in occasione della uscita del volume sulla poesia di Ceccherini e Piccardi (I poeti del mercato, 1990), (FOTO 12, libro poeti mercato)

che abbiamo conosciuto personalmente Altamante, abitavamo anche noi a Scandicci e lo invitammo a presentare il libro, e da allora ci accompagnò in molte altre occasioni.

Una serata importante fu la presentazione del libro a Piandiscò (FOTO 13, depliant inviti)

con Londi insieme a Giancarlo Oli, il grande linguista che ne aveva apprezzato il lessico arcaico e raffinato, (su questo aspetto della poesia estemporanea, che meriterebbe un convegno a parte, abbiamo inserito un esempio nel volantino distribuito al pubblico).

La stampa locale, in questo caso IL MERCURIO periodico dell'ANVVA, dedicò anche un articolo all’evento.

 (FOTO 14, articolo rivista ANVVA)

ante ed antica manifestazione sulla poesia d’improvvisazione in Toscana: Gli incontri di poesia estemporanea (1992), un appuntamento ancora oggi che richiama, oltre ad una grande presenza di pubblico, alcuni fra i più esperti studiosi di folklore.

Nel 1994 ci fu l’uscita del volume I BERNESCANTI, presentato in occasione del terzo incontro di Ribolla, qualche recensione in più.

(FOTO 15, rap maremmano).

Così per la prima volta anche la grande stampa si occupava dell’ottava rima: fu coniata l’espressione di rap maremmano dalla giornalista Beatrice Manetti nel quotidiano la Repubblica  

In quelli anni vogliamo ricordare alcune fra le più importanti apparizioni nei templi della cultura, la prima all’Università di Bologna (gennaio 1995), (FOTO 16, Università Bologna)                                                                                                                  presentata da Francesco Guccini nell’Aula magna gremita di studenti  una lectio magistralis di portata storica.

 

L’anno dopo in Svizzera, a Bellinzona, ospite della radio in diretta,e la sera, ancora con Realdo un grande successo al Teatro del Chiodo, in una rassegna di spettacoli sull'improvvisazione musicale e teatrale.

(FOTO 17, I poeti al Teatro Chiodo; FOTO 18, articolo sulla stampa ticinese).

Poco tempo dopo all’Università di Firenze, Facoltà di Magistero, dove conducemmo, su richiesta del nostro vecchio professore Pio Baldelli, una lezione sul contrasto in ottava rima; naturalmente ci portammo dietro Altamante e Realdo. Fra i docenti era presente anche Gastone Venturelli, che salutammo per l’ultima volta. Gli ultimi dieci anni sono storia di oggi. Ricordiamo solo le pubblicazioni a lui dedicate:

A.Bencistà (a cura), IL POETA DI SCANDICCI, Chiari, Firenze 2000 (esaurito);

AA.VV. OMAGGIO AD ALTAMANTE LOGLI.PE' BOSCHI E PE' LA MONTAGNA, QUELLA FU LA MI' LAVAGNA, Gli Ori, Prato 2005;

A.Fantacci e M.Tozzi (a cura), UNA VITA ALL'IMPROVVISO, libro e DVD, Gorée, Siena 2008.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA TRADIZIONE DEL MAGGIO  

a cura di Alessandro Bencistà

La tradizione del "maggio" che si festeggia ancora in Toscana deriva dalla antiche feste pagane, dedicate alla dea Flora, con cui si accoglieva la stagione primaverile. L'etimologia del maggio è legata a Maja, una delle più antiche divinità laziali, la madre di Ermes di origine greca; questa dea della fertilità agreste nel Medioevo subì l'influsso delle popolazioni nordiche che introdussero nel rito centrale della festa l'albero, simbolo di rigenerazione e di forza, che ancora oggi compare in tutte le manifestazioni dove si celebra la ricorrenza.

Ci sono due forme con cui si celebrano questi riti, la prima prende il nome di maggio lirico, la seconda maggio drammatico.

 Il maggio lirico si svolge nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio (l’antico calendimaggio): gruppi organizzati si muovono per le vie e le piazza della città oppure per poderi e case della campagna: quello drammatico è invece una vera e propria rappresentazione scenica con tanto di testo basato su una storia cavalleresca, mitologica o religiosa. (FOTO 1, Una squadra di maggerini, gruppo "Delle Fate" di Monterotondo M.mo, durante il Calendimaggio)

IL MAGGIO LIRICO

Testimonianze di queste rappresentazioni sono assai diffuse e ben conosciute nella letteratura, non solo popolare. 

Il giurista bolognese Odifreddo, scrive il Toschi, vissuto nella prima metà del Duecento, ci fa sapere che ai suoi tempi era consuetudine fare nel mese di maggio dei giuochi con ragazze adornate in un carro pieno di fiori che chiedevano doni per la loro regina, mentre i giovani innamorati accorrevano da ogni parte recando doni.

A Firenze notizie di feste del Calendimaggio si hanno già dal 300, come scrive GIOVANNI BOCCACCIO commentando l’inizio delle lotte fra Bianchi e Neri nelle sue Esposizioni sopra la Comedia (canto VI Inferno):

 “…avvenne che la sera di calendimaggio MCCC,  faccendosi in su la piaza di santa Trinita un gran ballo di donne, che giovani dell’una setta e dell’altra a cavallo e bene in concio sopravennero a questo ballo…”

 Ancora una testimonianza trecentesca si può leggere in un ANONIMO CRONISTA della fine del Trecento, di cui ci è pervenuta (scoperta nel 1864 da Francesco Zambrini e considerata fra le più belle pagine della nostra letteratura) la Storia di fra Michele minorita, al secolo Fra Michele Berti da Calci, monaco francescano dei Fraticelli della povera vita, che per la sua ostinazione a predicare la povertà fu processato, condannato ed arso vivo in Firenze proprio nel giorno di Calendimaggio:

E, poco stando, fu tratto fuori, e posto il banco, e ‘l capitano venne dove si sta a iudicare; e questo fu a dì XXX d’aprile  1389, in venerdì. E venendovi molta gente per udire; ma più ve ne sarebbe venuta, se non che si giucava, sì come fanno in quello dì…”

  In Toscana fin dai tempi di Lorenzo il Magnifico si organizzano manifestazioni per celebrare l’inizio della stagione “dei fiori”. L’usanza di agghindarsi con ghirlande di fiori e di offrire l’ alberello del majo alla donna amata, portandolo davanti alla sua abitazione ed accompagnando il gesto con poesie e musica è testimoniato da illustrazioni e testi scritti. (FOTO n. 2 Ragazze fiorentine che ballano e giovinette inginocchiate davanti a Lorenzo de' Medici che recano il majo; incisione in un opuscolo a stampa del XV sec. conservato alla Biblioteca Nazionale di Firenze).

 L’esempio più celebre è quello della nota canzonetta di Agnolo Poliziano:

  Ben venga Maggio

 e ’il gonfalon selvaggio!

 

Ben venga primavera

che vuol l’uom s’innamori;

e voi, donzelle, a schiera

con li vostri amadori,

che di rose e di fiori

vi fate belle il maggio.

 Le usanze fiorentine dalla fine del Quattrocento fino al Seicento sono descritte anche da Lorenzo Lippi nel  Malmantile Racquistato:

              Chi coglie fiori, e un altro un ramo a un faggio

              Ha tagliato, e con esso canta Maggio.”

 E Paolo Minucci nelle note al Malmantile scrive che:

  … Nel principio di maggio sogliono le ragazze della plebe di Firenze o del contado suburbano accordarsi tre o quattro, e portando una di loro un ramo d’albero, adornato di fiori,  andar cantando per la città diverse canzonette per l’allegria del nuovo Maggio, e per buscar mance da coloro, che si pigliano il passatempo  di farle cantare al suono di uno strumento detto Cembolo…. Questo costume d’appiccare il majo alla casa della dama, è riferito, come proprio anche dalla Francia.”

 Anche questa gioiosa quartina è stata rintracciata in una canzone del maggio datata 1614: c’è sempre il riferimento ai canti e balli con cui si accompagnava la festa del calendimaggio:

 Lasciamo ir malinconia

Da che poi di Maggio siamo

Canti e balli noi facciamo

Quel ch’ha esser convien che sia.

 Da allora  l’usanza si tramanda in tutta la penisola nei secoli, fino ai nostri giorni, nonostante la condanna della chiesa specialmente durante la Controriforma, per la licenziosità dei cori di maggianti. Fu allora che il mese di maggio venne dedicato a Maria ed anche i canti persero gran parte di quella giocosità ed allegrezza che caratterizzava la festa della primavera.

 Questo “coro di contadini” del XVII secolo è tuttavia scritto da un sacerdote ed è inserito nella  Serenata rustico civile  (fatta a varie ville di Castello la sera antecedente al primo giorno 1° di maggio). Si tratta di un canto di maggio scritto da Francesco Baldovini ed inserito in un suo dramma scherzoso; la maledizione che conclude questa serenata è ancora oggi attuale nelle maggiolate toscane, in particolare nel Mugello.

                               TRUPPA DI CONTADINI.

 No’ siam gente tribolata,

fame e sete ci trascina ;

e giugnendo ov’è brigata

facciam festa alla cucina ;

diamo altrui spasso e piacere

ma vogliam mangiare e bere.

 Però dateci frittate,

quarti a lesso, e quarti arrosto,

uova, cacio, e carbonate,

mangeremo il sol d’Agosto.

Non è tempo d’indugiare

date quae, che state a fare ?

 Chi ci dona è un uom  galante

e di collo non ci casca,

chi non vien poi di portante

no’ l’abbiam di posta in tasca.

Chi ci dà molto più riabbia

chi non dà gli dia la rabbia

chi non dà gli dia la rabbia.

 Nell’Ottocento  anche Alessandro D’Ancona ricorda che:

 …ho più volte veduto nel Pisano le fanciulle maggiaiole che il primo del mese s’ammajano la vispa testolina e si cuoprono la persona di abiti gai; e quando giungono alla porta della casa, ove vogliono cantare, si pongono in cerchio intorno a una di loro che suona il cembalo e sempre più stringendosele d’appresso e curvando il capo in modo che fra tutti si alzi solo quello della suonatrice, cominciano i loro canti di lode al maggio…”

 La richiesta di doni, oppure la maledizione in caso di rifiuto del dono è quasi una costante nella ricorrenza della festa.

Ecco riproposta la maledizione in un moderno canto di maggio proveniente da Barberino di Mugello, con le strofe che augurano la mala sorte a chi non offre doni:

           Che v’entrasse la volpe nel pollaio

E vi mangiasse tutte le galline

Che v’entrassero i topi nel granaio

E vi muffisse il vin nelle cantine

Un accidente al padre e uno alla figlia

E il rimanente a tutta la famiglia. 

Così ancora oggi, riprendendo le antiche usanze, in varie parti della Toscana (Mugello e Maremma ma anche lucchesìa e pisano) gruppi di giovani e di fanciulle fra la notte del 30 aprile e il primo di maggio, si recano di casa in casa, nelle aie dei contadini accompagnandosi con suoni e canti. È nota anche la citazione di Leopardi ne Le ricordanze:

 Se torna maggio e ramoscelli e suoni

Van gli amanti recando alle fanciulle.

 Ad ogni visita il poeta chiede con una o più ottave improvvisate il permesso di entrare, celebrando le lodi della famiglia e augurando una buona annata di raccolti, mentre uno del gruppo detto alberaio reca l'albero (in antico majo), simbolo di felicità e di buon augurio; dopo il saluto si chiederanno con un canto di questua doni in natura (oggi si accetta anche il denaro), magari salutando con una serenata le fanciulle o le signore presenti. Con i doni raccolti (in grosso corbello portato a spalla dal corbellaio) si organizzerà poi la ribotta, festa collettiva con pranzo a cui intervengono tutti i maggerini (o maggiaioli) ma anche chi ha portato doni e desidera partecipare al rito collettivo.  Tutti gli anni il poeta, su tematiche contemporanee, compone un nuovo testo che si accompagna alla musica rituale.

La squadra dei maggerini, ognuna nel suo costume tradizionale, può variare a secondo dei luoghi; generalmente è composta da uno o più poeti, dall' alberaio che reca l'albero simbolo della fertilità, e piantar maggio è nota metafora dell’atto sessuale; dal corbellaio che è addetto alla raccolta dei doni; seguono i musicisti con gli strumenti (fisarmonica) e i maggerini cantori; in epoca recente sono stati accolti nel gruppo anche le donne che prima non vi prendevano parte.

Aggiungiamo a questa usanza, che viene detta del maggio profano, una variante religiosa: il maggio sacro o delle anime purganti, dove invece di propiziarsi con canti e balli la buona stagione, si chiede un suffragio per le anime dei defunti, celebrazioni simili si svolgono ancora nel Mugello con estensione anche al di là dell’Appennino toscano, dove esiste, a Riolunato nel modenese, un Maggio delle ragazze, di cui è stata realizzata nel 1995 una videocassetta. Anche in questa forma si ripete il rito della questua.

 Da segnalare che il repertorio di canti viene quasi sempre offerto dal gruppo agli ospiti pubblicato in fogli volanti se non addirittura libretti stampati.

 Nell’epoca attuale sono riproposte in più parti della Toscana queste antiche tradizioni, in particolare nella Maremma grossetana, che Paolo Toschi nel suo libro Le origini del teatro italiano ricorda una sua inchiesta del 1954:

“almeno fino ad una ventina di anni fa, uno del gruppo dei giovani che si recava di casa in casa a cantare il maggio, e a fare la questua, era tutto vestito di strisce colorate, per rappresentare la primavera”.

L’usanza è ancora oggi viva in Maremma, e fra le altre ricorrenze si vuole ricordare la Festa del maggio col Raduno delle Squadre dei Maggerini a Braccagni, piccolo centro alle porte di Grosseto, che dal 1991 organizza in un grande prato per il primo di maggio una festa a cui convengono tutte le squadre dei maggerini della provincia, ed ognuna presenta una parte del suo repertorio. Fra le squadre partecipanti segnaliamo: Braccagni, Suvereto, Ottava Zona, Ponti di Badia, Grilli, Coro Etruschi, Pettirossi di Roccastrada, Monterotondo M.mo, Ribolla, Moscona. (FOTO 3, La Festa del Maggio a Braccagni)

 Opuscoli, manifesti sobriamente illustrati, vengono offerti agli ospitanti; alcuni gruppi offrono anche pregevoli litografie appositamente realizzate e  firmate da noti artisti. (FOTO 4, Buon 1° maggio 1998 del Coro degli Etruschi, serigrafia in 100 esemplari di Dino petri - FOTO 5, Per il maggio 2005, I cantori di Moscona).

Facciamo seguire alcune strofe che vengono cantate durante il Calendimaggio; gli esempi allegati sono tratti dai fogli volanti:+

 Coro degli Etruschi (Grosseto1974)

 Padron di casa si chiede il permesso

Maggio ritorna è la stagion dei fiori

Sboccian le rose ed al tempo stesso

Spigan le messi gioiscono i cuori.

 Maggiaioli di Barberino di Mugello (1979)

 È maggio, fiorito gl’è i giaggioli

Venite fora, ci sono i maggiaioli!

Venite fora e fatevi vedere

Se s’ha a cantare, fatelo sapere!

 Maggiaioli di San Quirico Vernio (1979)

 Sèmo di maggio e gl’è fiorito i rosi

E unguanno dami e un andranno sposi.

Sèmo di maggio fiorito gl’è i’ giaggiolo

Ni’ vostro core risplenda un sole solo.

 

Maggerini delle Fate di Monterotondo M.mo

             Ottava dell’alberaio:

 L’albero che vi porto è segno bono

Lo dice Umberto a questa brava gente

Della foresta è forse il miglior dono

Che ha sempre reso sacro questo ambiente.

Se l’ho tagliato chiederò perdono

E la stagione sia sempre clemente,

ve lo assicura questo vecchio saggio

e spera di tornar quest’altro maggio.

    Ottava del corbellaio (1997)

 Questo corbello che c’ho sulla schiena

si porta a giro qui per la campagna,

però stasera s’ha da ire a cena

e se ‘un c’è roba dentro, icché si magna ?

Gente, si canta meglio a pancia piena,

mangiare e bere l’è una gran cuccagna,

             portateci i baccelli e i’ pecorino

             dopo cantato vi si fa l’inchino.

 Terzina:

Maggio novantasette

Si torna con i canti

Salutiamo la gente a noi davanti.

 

Quartina:

Affacciatevi al balcone

 E ascoltate i maggerini

Tanto i grandi che i piccini

Non perdete l’occasione.

 Maggerini della Squadra di Moscona (2005):

 Il maggio si rinnova

E ritornano i cantori

Portando l’allegria in tutti i cuori

…………………….

Pienateci il bicchiere

Non ci lasciate senza

Poi salutiam prima di far partenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L MAGGIO DRAMMATICO

Secondo lo studioso Alessandro D’Ancona, il maggio drammatico  è una “derivazione naturale” del maggio lirico e trae origini dall’antica consuetudine di rappresentare le laudi in particolari festività religiose, laudi scritte anche da grandi poeti, come quelle di Jacopone da Todi. Queste sacre rappresentazioni (per esempio Donna de Paradiso di Jacopone) sarebbero quindi all’origine del dramma che nei secoli si  amplierà fino a divenire uno spettacolo vero e proprio, rappresentato in spazi pianeggianti all’aperto, con tanto di testo, il pubblico disposto in circolo attorno agli attori recitanti; molto probabilmente per una più realistica lettura popolare delle storie sacre, che risulta assai più immediata e comprensibile che non i grandi cicli di affreschi (la Bibbia dei poveri) che adornavano le chiese. Gli argomenti narrati dal maggio drammatico sono quelli derivati dai testi sacri (Antico e Nuovo testamento), dalle leggende sulle vite dei Santi (Leggenda aurea); più tardi si passò alle leggende del ciclo cavalleresco e  a quelle dei cicli classici, argomenti che prevalsero senza tuttavia escludere la materia sacra. La strofa usata è quasi sempre la quartina di ottonari derivata dal maggio lirico.

(FOTO 1 e 2, Scene del maggio "Brunetto e Amatore" di Stefano Fioroni. Da "Copioni da quattro soldi" di Vito Pandolfi)

Questo legame col maggio lirico è evidenziata da Paolo Toschi che vede però nel maggio drammatico di argomento cavalleresco l’origine del maggio che ancora oggi si rappresenta nella lucchesia e nel pisano e ne traccia una sintesi: la rappresentazione che viene sempre eseguita nei mesi della buona stagione, i personaggi che sfilano per il paese in processione, i personaggi comuni alle varie storie narrate: il diavolo, il buffone, il nunzio, e ovviamente lo scontro-duello fra il bene e il male che riflette una commossa aspirazione alla giustizia, per l’uomo ma anche per il Cristo.

Gli argomenti trattati nel maggio drammatico si possono ben riconoscere dai titoli più noti pubblicati nei copioni delle compagnie: La rotta di Roncisvalle, Le glorie di Rinaldo; Ginevra di Scozia, Guerrino Meschino. Altri copioni attingono invece al mondo classico: L’incendio di Troia, La distruzione di Cartagine, Costantino imperatore, La Pia de’ Tolomei, Il conte Ugolino e via su fino a vicende più vicino a noi come La liberazione di Roma per opera di Garibaldi ed altri argomenti di carattere sociale che hanno accompagnato le lotte politiche dall’Unità d’Italia in poi.

L’archivio più ricco che conserva questa tradizione è la raccolta di maggi di Gastone Venturelli (1942-1995) messa insieme in circa trenta anni di attività e che riguarda soprattutto la provincia di Lucca. L'inventario completo è stato pubblicato a cura di Maria Elena Giusti nel 2002 (edizioni ETS, Pisa). Esiste anche una documentazione sonora in audiocassetta.

Le rassegne di maggi drammatici si svolgono ancora oggi in Toscana e in Emilia e soprattutto nelle zone a cavallo dell’Appennino, in alcuni casi sono stati rappresentati anche in teatro. Fra queste ricordiamo la Compagnia Maggistica di Val Dolo di cui ricordiamo Il drappo reale di Viviano Chiesi, autore di diversi maggi rappresentati dal 1990; la Compagnia Saggistica di  Monte Cusna di Asta che ha recentemente riproposto l’ Orlando Innamorato di Luca Sillari, liberamente tratto dal poema di Matteo Maria Boiardo;  di questi maggi esiste anche la riproduzione in videocassetta a cura delle Compagnie e un C.D. intitolato Maggio drammatico.

Dal 2000 è aperto anche nella rocca di Villa Minozzo (Reggio Emilia) La Galleria del Maggio, un museo permanente dedicato alla tradizione del maggio drammatico che raccoglie oggetti, immagini, testi e costumi

In Toscana sono ancora viventi autori di copioni, come NELLO LANDI di Cascine di Buti, uno dei più prolifici autori, i cui testi sono stati recentemente pubblicati dall’Università di Firenze. (FOTO 3, Nello Landi nelle vesti del Doge di Venezia nel maggio "Antonio Foscarini" di Pietro Frediani; da "Così per hobby" opera poetica di Nello Landi, Pisa 1998  Per avere un’idea degli argomenti trattati al giorno d’oggi, che si allontanano anche dagli schemi classici, si elencano i titoli dei suoi “dodici maggi”  che costituiscono la materia della ricerca documentaria e possono essere considerati una sintesi di quanto è stato ed è ancora prodotto nella tradizione popolare del secondo Novecento; da notare l’inserimento della fiaba e addirittura una novità assoluta che è un maggio comico (La cenciaiola di Firenze).

Giuditta e Oloferne 1941

La Forza del Destino 1950

Leonora di Calatrava 1974

Da “I Promessi Sposi»: Renzo e Lucia 1987

Zemira 1987

Giuditta e Oloferne 1988

Severo Torelli 1989

Cenerentola 1990

Isabella e Filippo II di Spagna 1993

Ginevra degli Almieri 1995

II Fornaretto di Venezia [1997-98]

Santa Margherita da Cortona [1998-99]

Biancaneve e i sette nani   2000

La cenciaiola di Firenze 2001

 Quanto allo schema narrativo presentiamo il copione dell’inizio di un maggio di Nello Landi, Renzo e Lucia tratto da “I promessi sposi”: 

Don Abbondio entra da destra molto agitato e chiuderà bene la porta prima di parlare. La scena sarà con poca luce.

 DON ABBONDIO.  Quale ingiusto e reo castigo

                                   per un povero curato

                                   che si trova minacciato

                                  dal potente don Rodrigo.

 

                                   Dai suoi “bravi” sulla via

                                  guai a me, mi manda a dire,

                                  se prendessi ora l’ardire

                                  di sposar Renzo e Lucia.

 

                                  Il motivo non capisco                                            ma l’antifona ho capita,

                                metto in gioco la mia vita

                                se a lui non obbedisco!...

 Perpetua entrerà da sinistra e poserà sul tavolo un fiaschetto col vino e un bicchiere. Dopo un po’ dirà:

 PERPETUA                     Come mai signor curato

                                        così mesto e pensieroso?

DON ABBONDIO               Ho bisogno di riposo,

                                        forse troppo ho camminato.

 

PERPETUA                    Senta, me non mi s’imbroglia,

                                       lei qualcosa ha per la mente.

DON ABBONDIO              Io vi dico non ho niente

                                      di parlare non ho voglia

 

                                      E dovreste almen capire

                                      Se vi dico non ho niente:

                                      o è senz’altro certamente

                                      cosa che non posso dire!...

 

PERPETUA                   Io non faccio per sapere

                                     ma un consiglio potre’ dare

DON ABBONDIO           Per pietà lasciate stare

                                    e versatemi da bere.